STORIA DELL’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI VI (E. Mattinzoli)

Nel salone Pietro Da Cemmo, lo stesso scenario dove sei anni prima si era consumato il definitivo distacco dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato C.N.A., nell’Aprile 1964 l’Assemblea dell’Associazione Artigiani delibererà all’unanimità l’adesione alla Confederazione delle Libere Associazioni Artigiane Italiane C.L.A.A.I.

All’Assemblea presieduta dal Presidente Marco Zanoletti saranno presenti Luigi Pogna e Gabriele Lanfredini rispettivamente Presidente e Segretario della C.L.A.A.I. costituitasi come Lega delle Libere Associazioni Artigiane nel 1954 presso l’Unione Artigiani di Milano.

La C.L.A.A.I. era a quel tempo la più grande Confederazione di Artigiani d’Italia con 80 Associazioni affiliate e 200mila artigiani iscritti, delle quali l’Unione Artigiani di Milano e l’Associazione Artigiani di Bergamo rispettivamente con 56mila e 11mila aderenti.

Il Presidente Marco Zanoletti, nell’esprimere la sua soddisfazione che lo aveva visto già nel 1954 convinto sostenitore dell’adesione all’allora nascente Lega delle Libere Associazioni Artigiane, commenterà così la decisione «Voi vecchi associati e dirigenti ricorderete con quanta foga mi sono battuto allora per l’adesione alla Lega perché organo effettivamente apolitico, ma purtroppo, per colpa di una sola ventina di voti, la votazione mi è stata sfavorevole. Ma come ricorderete, nell’Assemblea del 1954 dichiarai che mi sarei preso la rivincita che appunto avviene oggi 13 Aprile 1964» e ancora «restando al di fuori dalle Confederazioni, non si può lavorare con il necessario aggiornamento anche e soprattutto perché i problemi artigianali non si risolvono in campo provinciale, ma bensì in campo nazionale».

Sempre nel 1964 una delegazione delle Libere incontrerà a Roma l’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro al quale verrà consegnata una memoria evidenziando «la necessità di non assoggettare il comparto artigiano agli stessi provvedimenti e regolamentazioni della imprese industriali», appello che a distanza di oltre cinquant’anni resta inesaudito.

Nello stesso anno la C.L.A.A.I. e la Confederazione Artigiana Sindacati Autonomi C.A.S.A. sottoscriveranno un patto di Unità di Azione Sindacale costituendo a Roma il Comitato Unitario Nazionale Tecnico Artigiano, concordando una comune politica sindacale e definendo al tempo stesso un tacito, quanto breve e mai rispettato accordo di suddivisione del territorio di influenza nazionale, con le Libere al Nord e la C.A.S.A. al Centro Sud. Ritenendo inoltre «indispensabile», sono parole del Presidente della C.L.A.A.I. Luigi Pogna, «una politica artigiana condotta in piena autonomia, nel più assoluto rispetto del metodo democratico, senza alcuna ingerenza di ordine partitico ed economico». Quest’ultimo riferimento è relativo alla C.N.A. fortemente condizionata dalla politica del P.C.I. e alla C.G.I.A. ispirata politicamente dalla D.C. ed economicamente influenzata da Confindustria.

 

SECONDA META’ DEGLI ANNI SESSANTA

Sono anni in cui lo sviluppo edilizio registra un’enorme accelerazione e dove la lungimiranza di alcuni urbanisti porta all’attenzione dei Pubblici Amministratori la necessità di una programmazione oculata e attenta prevedendo nei nuovi insediamenti, non solo attività commerciali, ma zone e spazi esclusivi  per le botteghe artigiane. Sollecitazioni che, purtroppo, come documentano i piani e gli interventi urbanistici degli anni successivi, verranno tristemente disattese.

Maggiori risorse economiche a disposizione delle famiglie cambieranno le modalità di vendita dei prodotti di largo consumo e con esse le abitudini dei consumatori. La grande distribuzione si concentrerà in centro città già dal 1958 con Upim e a seguire Coin nel 1968, Standa nell’anno successivo e Oviesse nel 1972.

Il 13 giugno 1965 verrà celebrato, sempre nel Salone Pietro da Cemmo, scenario d’intensi scontri quanto di svolte epocali nelle politiche associative, il Ventennale di Fondazione dell’Associazione.

Nell’occasione verranno premiati dal “sempre presente” nonché Presidente Onorario dell’Associazione Artigiani sen. Alessandro Morino, i Soci Fondatori Marco Zanoletti, Paolo Baldo, Luigi Verdina e Guido Allegrini.

Dal Gennaio 1966 diverrà obbligatoria per tutti gli Artigiani, anche senza dipendenti, (quelli con dipendenti rientravano nell’obbligo assicurativo già dal Gennaio 1963) l’Assicurazione Contro gli Infortuni sul Lavoro I.N.A.I.L.

Nel 1967 sarà operativo per la prima volta il Fondo Centrale di Garanzia, istituito presso Artigiancassa, attraverso il quale verrà facilitato il credito agli Artigiani per la costruzione di laboratori, acquisto macchinari, attrezzature e scorte.

Già allora come oggi, il fenomeno dell’abusivismo colpiva l’economia e in particolare le piccole realtà artigiane. Attraverso un decreto legislativo a tutela dei tassisti veniva stabilito che: «chiunque senza la prescritta autorizzazione adibisce a trasporto di persone un veicolo destinato a uso diverso dal quale sia stata rilasciata la carta di circolazione, è sanzionato con l’ammenda da 25mila a 100mila Lire e punito con la sospensione della patente e della carta di circolazione per un periodo da quattro a otto mesi».

Sempre nel 1967 aggravando la crisi dei fabbricanti di armi bresciani, il Ministero del Commercio Estero disporrà, anche se inizialmente in via sperimentale, la liberalizzazione di prodotti provenienti da Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Romania e U.R.S.S. fra i quali armi da caccia e da difesa ovvero fucili e pistole.

Il 7 Dicembre del 1968 alla presenza del Ministro dell’Industria e del Commercio Giulio Andreotti viene inaugurata «dopo un travagliato iter durato dieci anni» la nuova sede della C.C.I.A.A. di Brescia, tuttora operativa dopo un recente e integrale restauro del 2012, un’opera che al tempo era la prima costruzione di Arte Contemporanea, progettata da Bruno Fedrigolli e Francesco Berlucchi e fortemente voluta dall’allora Presidente Camerale Emilio Franchi al fine di unificare i vari uffici sparsi per la città.

Nel Marzo del 1969 vengono eletti ai vertici delle rispettive categorie Mario Ussoli Autotrasportatore e futuro Presidente della Cooperativa Fidi e Mario Albini Metalmeccanico Frigorista futuro Presidente dell’Associazione.

Nell’Agosto del 1969 dopo diciannove anni di ininterrotta presidenza, all’età di settantasei anni muore Marco Zanoletti, falegname, combattente della grande guerra, tra i fondatori dell’Associazione Artigiani, «personaggio burbero all’aspetto» sono parole del Giornale di Brescia «ma sempre pronto all’atto generoso, al gesto fraterno, al consiglio solidale. Dedicò ore e ore della sua giornata dandosi da fare in ogni modo perché i diritti della categoria fossero riconosciuti».

Con la morte di Marco Zanoletti inizia un nuovo periodo dell’Associazione Artigiani, nel quale sin da subito vedranno affermarsi nei vertici associativi un nuovo modo di intendere l’Associazione. Questa fase verrà definita dal Presidente Mario Albini venti anni più tardi, in occasione del passaggio di consegne a Enrico Mattinzoli, “il rinnovamento dei colonnelli greci”.

 

LINO POISA E LA RINASCITA

Il naturale successore di Marco Zanoletti sarà Paolo Baldo, già vice Presidente nonché fondatore dell’Associazione e uomo di grande sensibilità che affiderà nel 1970 la direzione a Lino Angelo Poisa (prima di lui avevano guidato l’Organizzazione Palmo Garaboldi, Enrico Austoni e Giulio Conti) dando così il via a quella che insieme definiranno La Rinascita dell’Associazione.

Subito dopo il loro insediamento, i vertici associativi subiranno, anche per affermare e al tempo stesso testare le nuove posizioni, un attacco in tema di tesseramento da parte dell’Unione Artigiani a guida Vaglia – Bonetti.

La risposta del nuovo Direttore Lino Poisa, anche se non firmata, ma nella quale vi si riconoscono i tratti distintivi, arriverà puntuale nell’editoriale dell’Artigiano Bresciano del Febbraio del 1970 dal titolo Verità e Menzogna: «Noi dell’Associazione Artigiani, all’inizio dell’anno invitiamo i nostri Associati a rinnovare la loro adesione, ai nuovi iscritti a prendere la nostra tessera. Il nostro invito è fatto con composta serietà, con comprensione, senza vani ricorsi ad avvocati che si interessino del recupero di eventuali quote associative non rinnovate, senza far intervenire le varie Autorità del Paese a stimolo decisorio, senza aprire di colpo dieci o venti recapiti nuovi in vari centri della Provincia in occasione del tesseramento o delle elezioni, per chiuderli subito dopo, fregandosene degli Artigiani che ci contavano. Questi polemici signori dell’Unione ci rimproverano che la nostra tessera costa solo 3000 Lire facendo i trepidi revisori dei conti in casa altrui Amici artigiani è arrivato il momento di chiarire le cose e le ragioni, di aprire le porte, di scrollare i sipari, di fugare le cortine di fumo, di valicare muri e se anche questo non ci sarà consentito apriremo una breccia a forza di dolorose verità».

Questi temi, alcuni dei quali tuttora presenti nel sistema delle iscrizioni, vedono oggi come allora l’Associazione Artigiani, a distanza di oltre settant’anni, a differenza della maggior parte delle altre Organizzazioni di Categoria, rispettare il principio di chiarezza nel tesseramento che non prevede alcun tipo di ulteriore prelievo oltre al costo della tessera associativa e quello dell’ossequio alla volontà dell’Associato di non rinnovare l’adesione anche in assenza di disdetta.

Presso l’Esposizione Industriale Bresciana E.I.B., su iniziativa di Via Vittorio Emanuele, nel 1970 avrà luogo il Convegno sulle “Prospettive dell’Artigianato negli anni Settanta” al quale interverranno il Presidente di E.I.B. Carlo Gnutti e il Consigliere Delegato Walter Würer oltre all’on. Luigi Savoldi, quest’ultimo sarà negli anni successivi, dopo la morte del sen.Alessandro Morino il nuovo referente politico dell’Associazione Artigiani.

Con l’E.I.B conosciuta dai bresciani come il Ciambellone, inaugurata nel 1967 durante la Presidenza AIB di Francesco Wührer su progetto di Franco Cremaschini, inizia a Brescia l’avventura delle Mostre e delle Fiere, che già subito dopo le prime due edizioni della manifestazione espositiva, con un circa cinquecento espositori in gran parte del settore meccanico e un gran numero di visitatori, si rivelerà insufficiente e, quindi anche a causa di mancati accordi tra il Comune e l’Ente limiteranno il suo utilizzo sino agli anni ottanta a soli eventi sportivi e a qualche saltuario avvenimento espositivo.

Anche allora la disparità di trattamento e le modalità di rispetto delle norme, che tutt’oggi penalizzano gli autotrasportatori Comunitari rispetto ai loro concorrenti dell’Est, sfociò in una protesta contro il Trattato di Roma per l’adeguamento delle portate assiali e la reciprocità di norme con le quale veniva consentito agli autotrasportatori stranieri di circolare nel nostro Paese con i loro automezzi uguali a quelli italiani con carichi di 250 q.li contro i nostri 200 q.li.

Il 1970 sarà dunque un anno ricco di iniziative tra cui il trasferimento della Sede dalla storica Via Della Posta a Via Vittorio Emanuele II. Scriverà Lino Poisa sul mensile associativo in occasione del trasferimento «Non possiamo certo nel trasferirci nella Nuova Sede chiudere sbrigativamente l’argomento, lasciandoci alle spalle un passato di realizzazioni, di significati, di errori anche, ma densi di vita associativa vissuta, senza avere anche un p’ò di malinconia». E ricordando la scissione del 1949: «l’Associazione, mutilata, si riprese con la volontà dei soli artigiani, senza aiuti ufficiali o non ufficiali, misconosciuta, bistrattata nelle cerimonie ufficiali, dimenticata dagli Enti e dalle Autorità, che pure prima ne sembravano interessate e attente».

E ancora a proposito della C.L.A.A.I che definirà « la più moderna, la più dinamica e la più preparata, la Confederazione del Settentrione. Ci vantiamo, sia chiaro, di avere scelto a sede nazionale Milano e non Roma, non per inutili campanilismi, ma per la serietà e operosità inimitabile e avvincente della capitale morale dell’Industria e del lavoro in Italia».

In occasione dell’ Inaugurazione della Nuova Sede verrà approvato all’unanimità il Nuovo Statuto in cui  il Consiglio Provinciale strutturato in una linea organizzativa verticale con 27 Capi Comunità e 45 Capi Mandamentali  eleggeranno  il Presidente e Vice Presidente oltre a cinque membri di Giunta, demandando così il compito dell’elezione dei vertici al Consiglio e non più alla Giunta.

Presenti all’Inaugurazione della nuova Sede oltre a Luigi Pogna Presidente Nazionale della C.L.A.A.I., l’on. Sam Quilleri in veste di Presidente dei Miodistrofici ai quali verrà donata una carrozzella e un pasto-leggio in ricordo del Presidente Marco Zanoletti, tra i presenti il giovane cronista inviato del Giornale di Brescia Gian Battista Lanzani futuro Direttore della testata.

Nell’Ottobre del 1970 si svolgeranno, accompagnate dalle consuete polemiche, le Elezioni per i Delegati alla Commissione Provinciale dell’Artigianato e la Cassa Mutua nelle quali verranno aggiudicati 5.569 voti all’Associazione, 6.426 all’Unione e 1.479 alla neonata C.N.A.. Nelle successive Elezioni di secondo grado all’Associazione verranno assegnati quatto Consiglieri e un Sindaco Effettivo nella persona di Mario Albini, contro i 12 Consiglieri e due Sindaci dell’Unione. Anche se in netto miglioramento rispetto ai rinnovi precedenti l’Unione verrà riconfermata ancora una volta alla guida di entrambi gli Enti.

Il 1970 si chiuderà con la Celebrazione del Venticinquesimo Anniversario di Fondazione al quale saranno presenti oltre al Sindaco della Città Bruno Boni, gli on.li San Quilleri e Luigi Savoldi.