STORIA DELL’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI VIII (E.Mattinzoli)

Il 31 Marzo 1980 l’Associazione si trasferirà da Via Vittorio Emanuele nella Nuova Sede di Via Malta, nella nascente Brescia Due

Abbiamo quindi visto come il tasso di crescita delle Imprese bresciane sin dal dopoguerra sia stato, nonostante andamenti congiunturali alterni, tra i più importanti del Paese.

Questo continuo sviluppo del numero delle imprese annota analogamente, dalla seconda metà degli anni settanta, una riduzione media degli occupati e l’affermazione della microimpresa con una quota di 3,5 addetti per attività, confermando il mutare delle caratteristiche dei settori produttivi in particolare il comparto Tessile.

La necessità di formare i giovani, dopo la Scuola dell’Obbligo, non avendo la possibilità o non volendo proseguire gli studi, ma  aspirando ad imparare un mestiere, nel 1976 porterà alla nascita, nel quartiere del Carmine, della Scuola Bottega di Giuseppe Nava.

La Scuola, che sin da subito ebbe la sapiente impostazione di Lino Poisa e il determinante supporto economico dell’Associazione Artigiani (dove peraltro Nava sarà membro di Giunta) si proponeva di dare un mestiere ai giovani, facilitando la trasmissione del sapere dei Maestri Artigiani ed evitando così che, con il cessare delle attività, un ricco patrimonio di conoscenze andasse perduto.

L’insegnamento, precursore del concetto Scuola–Lavoro, consisteva nell’alternarsi all’apprendimento in Bottega l’attività didattica in aula.  La scuola esprimeva appieno il concetto di volontariato, dove gli insegnanti non percepivano compenso e gli studenti non pagavano alcuna retta; da quell’esperienza nasceranno in Italia oltre cinquanta Scuole Bottega.

Le scuole, a partire dalle storiche di Via Milano e di S. Polo, nel luglio 2002 otterranno l’accreditamento dalla Regione Lombardia come «Ente di Formazione Professionale per l’Assolvimento dell’Obbligo Formativo».

Dopo il terremoto del maggio del 1976 la solidarietà dell’Associazione Artigiani interverrà puntualmente con una raccolta fondi a favore degli Artigiani del Friuli e sarà lo stesso Presidente Baldo e la sua consorte a consegnare il ricavato del sostegno degli Artigiani Bresciani a quelli friulani.

Quanto all’abusivismo, uno studio del ELSTAR, Centro Lombardo Studi Artigianato Regionale, costituito dalle Associazioni Artigiane di Brescia, Como e Mantova, indicava nel 1977 che a fronte di 25000 Imprese Artigiane regolarmente iscritte alla CCIAA di Brescia la presenza di lavoratori abusivi, al tempo definiti clandestini era di ben 7500 unità  ovvero il 30%. 

Nel 1977 presso l’Associazione Artigiani viene fondata l’Associazione Tipografie Artigiane Bresciane A.T.A.B. il cui primo Presidente sarà Lino Lumini, carica che conserverà ininterrottamente sino al Quarantesimo anniversario di fondazione. Sarà l’A.T.A.B. nel 1979 ad organizzare a Brescia la Prima Mostra Tipografica Artigiana.

Siamo nel 1978 e dopo il vile assassinio dell’on. Aldo Moro e dei cinque uomini della scorta da parte delle brigate rosse, Lino Poisa firmerà un’editoriale su l’Artigiano Bresciano dal titolo “Il Calvario della Libertà” dove ricordando che «i carbonari dell’800 sfidavano il patibolo, mentre questi brigatisti solo la nostra colpevole debolezza» invitava a «vigilare nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, negli ambienti che frequentiamo perché la mala pianta non alligni e non trovi compiacenze alimentate da livori, da rancori e dalla stupidità».

Nel 1978 verranno approvate tra le altre la Riforma Sanitaria con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale che entrerà in funzione il 1° gennaio 1980, mettendo fine all’ esperienza delle Casse Mutue e con esse quelle Artigiane, e la Legge sull’Equo Canone. Quest’ultima vedrà l’Associazione e il suo Direttore Lino Poisa schierati in prima linea contro un provvedimento iniquo che «ha abbandonato al loro destino i lavoratori autonomi che con la scadenza dei contratti d’affitto, se non accetteranno di sottostare ad una spietata legge di mercato, con la perdita dell’avviamento e della clientela per il trasloco, metteranno sul lastrico migliaia di laboratori e botteghe».

Il 1979, dopo quella del 1973, segnerà la seconda e più profonda grande crisi  economica del dopo guerra, aggravata come la prima dal forte aumento del prezzo del petrolio e da una crescente inflazione che l’anno successivo sarà di oltre il 21,00%.

GLI ANNI OTTANTA

Il 31 Marzo 1980 l’Associazione si trasferirà da Via Vittorio Emanuele nella Nuova Sede di Via Malta, nella nascente Brescia Due. All’inaugurazione saranno presenti il Ministro della Ricerca Scientifica on. Vincenzo Balzamo, il Sottosegretario all’Industria sen. Giacomo Mazzoli oltre a numerosi Parlamentari bresciani, il Presidente degli Industriali Luigi Lucchini e il Sindaco di Brescia Cesare Trebeschi. Nella stessa giornata Paolo Baldo verrà nominato Presidente Onorario dell’Associazione a vita e nel mese successivo, in occasione del rinnovo cariche, non ricandidandosi, lascerà la Presidenza a Mario Albini.

Dopo le Elezioni Amministrative del 1980 Lino Poisa ringrazierà «gli elettori che hanno votato per gli Artigiani associati all’Associazione: i due Consiglieri Provinciali, il Consigliere Comunale di Brescia e i numerosi Assessori e Consiglieri dei Comuni della provincia. Porge anche le sue congratulazioni a chi, artigiano e candidato non fu eletto ma ci mise impegno, volontà di servizio e spirito di sacrificio».

Il primo numero de l’Artigiano Bresciano del 1981 sarà firmato dal Direttore Lino Poisa che ringraziando il nuovo Presidente Mario Albini per la fiducia accordatagli, s’impegnerà «con gli artigiani bresciani a dare sapore al loro giornale, il sapore della verità e della libertà».

Dopo l’attentato a Giovanni Paolo II scriverà Lino Poisa con sorprendente lungimiranza «il male si allarga come una macchia lenta sul mondo, e in questa sera, in quest’ombra greve che viene da dove un giorno pensavo sorgesse il sole, intravedo un tramonto di fiamme, il tramonto dell’Occidente e delle sue civiltà».

Nel Giugno del 1981 verrà riconfermato per la quarta volta alla guida della Cooperativa di Credito e Garanzia per gli Artigiani Bresciani Mario Venturelli, carica che conserverà sino al 1987.

Dopo la bocciatura del 1982 da parte della Corte Costituzionale della richiesta di Referendum avanzata da Democrazia Proletaria per l’applicazione dello Statuto dei Lavoratori anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, i Sindacati CIGIL CISL e UIL inizieranno una raccolta firme per la presentazione di una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare sui licenziamenti individuali e sull’attività sindacale nei luoghi di lavoro con meno di 16 occupati.

Le richieste della Categoria a inizio degli anni ottanta restano comunque invariate: la riforma del credito agevolato per l’esercizio e l’ammodernamento dell’impresa, la possibilità di assunzione nominativa, riforma dell’apprendistato, nuova regolamentazione degli affitti, revisione degli oneri tributari, modifica del sistema previdenziale.

Nel 1982 verrà siglata dall’Associazione di Via Malta una convenzione con la CARIPLO per l’affidamento sino a 125 MLN di Lire al vantaggioso tasso del 21,25% ovvero mezzo punto percentuale al di sopra del prime rate.

Nel 1983 Lino Poisa chiamerà Mario Fappani Assessore Regionale come consulente per riunioni esterne il quale esordirà nell’incontro di Vobarno illustrando le sovvenzioni regionali a favore delle Cooperative Edilizie Artigiane.

Gli anni ottanta, incentivati dai finanziamenti regionali che garantivano sino al 40% degli investimenti in conto interessi e capitale, sono gli anni della Costituzione di numerose Cooperative Edilizie alle quali l’Associazione Artigiani garantirà coordinamento e supporto.

Particolare importanza assumeranno tra le altre: la Cooperativa Edilizia di Ghedi con Enrico Buttani, Edilart82 di Desenzano del Garda presieduta da Roberto De Munari, il CASP Consorzio Artigiani di San Polo con il suo omonimo Presidente Franco Polo, la Nuova Cooperativa Artigiana di Isorella con Sergio Ruzzeneti, la Cooperativa di Sirmione con Saverio Barbieri, il Consorzio Artigiani Azzanesi con Giuseppe Casanova, la Cooperativa di Gargnano con Lievi Luciano, la Cooperativa di Palazzolo S. Oglio con Aldo Gasparini, il Consorzio Artigianale  Gardesano di Salò con Paolo Musesti, la Cooperativa Don Portieri di Gussago con Silvano Gozio, la Cooperativa Artigiani Gussaghesi con Roberto Bertanza e il Consorzio S. Eufemia con Alfredo Colombi.

Gran parte dei Presidenti artefici di queste iniziative edilizie saranno protagonisti negli anni successivi nei vertici dell’Associazione, sia come componenti del Consiglio Provinciale che come Membri di Giunta Esecutiva.

Gian Franco Caffi storico associato dell’Associazione in occasione della 2° Mostra da “Gütemberg alle nuove tecnologie comporrà nel 1983 le tavole raffiguranti il lavoro manuale attraverso, sono parole dell’artista «il braccio proteso nello sforzo e la gentilezza dell’opera unica artigianale attraverso la grazia della figura femminile». Attualmente l’opera è collocata nell’atrio della Sala Conferenze di Via Cefalonia.

Il 18 Giugno del 1983, in occasione dell’Anno Europeo dell’Artigianato, saranno premiati alla presenza dei Parlamentari bresciani Mino Martinazzoli, Guido Alberini, Ciso Gitti, Piero Lussignoli e Giacomo Rosini oltre trecento associati tra i quali il maestro brüsafer Aldo Caratti e l’artista Gian Franco Caffi che nell’occasione esporranno le loro opere. La manifestazione sarà di buon auspicio per Mino Martinazzoli che dopo sei settimane diverrà titolare del Ministero di Grazia e Giustizia.

Nello stesso anno verranno introdotti dal Ministro delle Finanze Rino Formica i Coefficienti Presuntivi di Reddito ovvero il Redditometro, venendo meno a quanto disposto dalla riforma tributaria del 1974. Il provvedimento verrà commentato con profonda amarezza da l’Artigiano Bresciano: «si tratta di un ritorno all’antico della soppressa imposta di famiglia e di un’evidente sconfessione di nove anni di riforma».

Non sono tanti gli “incidenti di percorso” nei quali l’Associazione si vedrà suo malgrado coinvolta, uno di questi nel 1984 sfocerà in un’azione legale nei confronti di una dipendente figlia di Pierino Federici associato storico di Edolo e Delegato Mandamentale dell’Alta Valle Camonica per mancati versamenti all’INPS. Il risarcimento agli associati danneggiati costerà all’Organizzazione oltre 50MLN di Lire.

Sempre nel 1984 verrà installato con un investimento economico importante il Centro Elettronico IBM completo di Elaboratore, Stampanti, Terminali e Programmi consentirà all’Associazione di informatizzare i servizi abbandonando definitivamente l’attività manuale.

Nel 1985 in occasione del rinnovo dei vertici Camerali, la giunta dell’Associazione uscirà divisa sull’indicazione della candidatura di Bruno Boni come Presidente della C.C.I.A.A. con la contrarietà del Presidente Mario Albini non ritenendo opportuna la candidatura «perché non imprenditore». Mario Albini infatti non firmerà la proposta e non salirà dal Prefetto per la presentazione della stessa, che verrà invece consegnata dal Vice Presidente Gianluigi Bordoli. Bruno Boni sarà poi nominato Presidente della C.C.I.A.A. nel Luglio dello stesso anno.

A fine 1985 nella sua relazione alla Giunta, il Direttore Lino Poisa esorterà la stessa ad una riflessione politica anche in considerazione dell’ennesima esclusione dell’Associazione dai vertici della C.C.I.A.A. «soffermandoci sull’indifferenza da parte dell’Associazione verso il mondo politico dominante, che ormai intride ogni aspetto del sociale. Qualcosa abbiamo fatto neutralizzando azioni in esclusiva che si volevano determinare nella Democrazia Cristiana, nella quale, è inutile nasconderlo, contano quelli dell’Unione, anche se abbiamo ampia considerazione presso alcuni settori Socialisti, ma che nel mondo artigiano contano poco o nulla. Abbiamo amici in altre Organizzazioni Imprenditoriali Api e Coldiretti, ma non basta».

Nel Marzo del 1985 presso il Teatro Tenda, alla presenza di 2000 Delegati provenienti da tutta Italia, si terrà l’Assemblea Nazionale Straordinaria della F.A.I (che ricordiamo, aveva la propria Sede presso l’Associazione Artigiani) con la partecipazione del Presidente Nazionale Paolo Uggè e il Presidente della Federazione di Brescia Antonio Petrogalli, dove verrà proclamato il blocco delle attività di Autotrasporto dal 20 al 24 Aprile. Presenti il Sindaco di Brescia Cesare Trebeschi e il Presidente della Provincia Bruno Boni.

Aderiranno al fermo della F.A.I. la F.I.A.P. affiliata A.P.I. e la S.N.A. aderente C.A.S.A. e non le altre sigle dell’Autotrasporto associate a Confindustria e Confartigianato. La manifestazione partita dal piazzale antistante allo Stadio di Mompiano sfilerà per le strade della periferia della città.

Nel Giugno del 1985 gli italiani saranno chiamati al voto per il Referendum abrogativo della Legge che stabiliva il taglio compensativo di 4 punti della Scala Mobile. Vinceranno i NO e subito dopo il responso delle urne il Presidente di Confindustria il bresciano Luigi Lucchini, già Presidente di A.I.B. dal 1978 al 1983, annullerà l’Accordo che regolava la Scala Mobile.

Nel Luglio del 1985, dopo quasi dodici anni di attese, verrà approvata la Legge Quadro per l’Artigianato, definendo la figura dell’Imprenditore Artigiano e decretando tra le altre, la competenza delle Regioni in materia di Artigianato, l’obbligatorietà dell’Iscrizione all’Albo Imprese quale parziale strumento nella lotta all’abusivismo, il riconoscimento della Formazione e l’innalzamento dei limiti di dipendenti nelle Imprese Artigiane. Al provvedimento nazionale seguirà nel Maggio dell’anno successivo la Legge Regionale dell’Artigianato che in Lombardia darà un nuovo positivo impulso al settore.